Uragano a Neist Point - cronache di una sventura movimentata.

Uragano a Neist Point - cronache di una sventura movimentata.

Durante un forte uragano a Neist Point, il faro più estremo dell'Isola di Skye, in Scozia, non potevamo farci mancare una bella sventura!

        Pazzi pazzi pazzi...solo questo ho pensato non appena abbiamo cercato di aprire le portiere, uscendo e rischiando di essere scaraventati per terra dal vento a 136km/h con all'orizzonte un muro bianco di pioggia in avvicinamento e le cascate ai bordi delle alte scogliere che venivano rigettate indietro dalla forza dell’oceano in burrasca.
Ma torniamo indietro di qualche ora, perchè questa è una vicenda che ha dell’incredibile e sicuramente da l’idea di quanto un fotografo paesaggista sia pronto a mettersi in situazioni estreme, spinto dalla propria passione, per “lo scatto perfetto”.


Siamo in Scozia, Isola di Skye per la precisione, è il lontano novembre del 2015, 5 amici fotografi e un viaggio esplorativo.
I giorni trascorrono tra una pioggia e l’altra, tranne per qualche prezioso raggio di luce, ma poco importa, spesso condizioni difficili regalano situazioni uniche.

La bellissima casa dispersa tra le lande dell’isola è il rifugio dei nostri corpi intirizziti dal freddo, dove il fuoco asciuga vestiti e attrezzatura esposta come fosse a un mercatino dell’usato e le gustose cenette che prepariamo ci rincuorano dalle fatiche giornaliere.

Quel giorno siamo andati a fare la spesa e visto che da bravi italiani nei giorni scorsi avevamo consumato una quantità esagerata di pane, abbiamo rincarato la dose riempiendo metà carrello, quasi con la paura di rimanere senza.
Ci siamo fatti una bella risata osservando lo sguardo stupito delle persone alla visione di cotanta abbondanza.

Ma la parte più divertente deve ancora arrivare, quando iniziamo ad appoggiare i vari prodotti sul nastro, finita la famosa fila interminabile di pane, la cassiera simpaticissima ci chiede:
“state facendo scorta per l’uragano?”
Ehm cosa?
Avete capito bene, un uragano è in rapido avvicinamento alla costa e i nostri occhi iniziano a illuminarsi di gioia.
Una volta arrivati a casa ci informiamo e scopriamo che la parte più colpita sarà la costa ovest.
Una persona normale resterebbe a casa comoda sul divano, magari davanti ad un caldo fuocherello, con in mano un buon bicchiere di whiskey (dato che siamo in Scozia), ma i fotografi in viaggio non sono persone normali.
Il piano è proprio l’opposto: arrivare sulla costa ovest, nel  suo punto più estremo, il Neist Point Lighthouse.

Si parte con una sola auto (ne abbiamo due a noleggio, ma in cinque senza valigie è più comodo viaggiare con una), il vento è già forte durante il tragitto che dura ben 45 minuti tra una raffica e l’altra.
Man mano che si procede, il vento aumenta sempre di più e raggiunto il parcheggio abbiamo l’onore di assistere alla potenza dell’uragano nella sua maestosità, con raffiche oltre i 136km/h. 
A turno tentiamo di percorrere più strada possibile senza perdere l’equilibrio, si tenta anche qualche scatto, ma è impossibile.
Sicuramente è una bella sferzata di adrenalina ed è impressionante vedere un immenso muro di pioggia che si avvicina, sovrastando un vento ancora più forte, subito prima di sfogare la sua ira.
L’oceano è in tempesta, le cascate che si gettano dalle scogliere tornano indietro rivoltandosi su se stesse ed il vento fischia tra l’erba, ma ci sono un paio di elementi della natura che rimangono impassibili in questa situazione apocalittica: pecore! incuriosite da noi, come se nulla fosse.

Per rendere al meglio quello che abbiamo vissuto, un piccolo spezzone video vale più di mille parole:

Pecore e vento a parte, vediamo che il cielo si sta liberando e allora decidiamo di recarci presso uno dei punti panoramici più conosciuti dell’isola, a ridosso di uno strapiombo sul quale vi è una leggera protezione dal vento, che ci consente di realizzare alcune lunghe esposizioni.
Non è per nulla semplice realizzare degli scatti in queste condizioni, ma dannatamente soddisfacente quando si riesce. 
La situazione è tremendamente scenografica, immense nubi nere e minacciose si avvicinano trasportando fiumi di acqua che cadono dal cielo e ogni tanto all’orizzonte alcuni raggi di sole bucano le nuvole creando degli spot di luce calda e rassicurante.
La forza di Madre Natura si manifesta in tutta la sua potenza e noi non facciamo altro che ammirarla ed immortalarla al meglio delle nostre capacità.
Ovviamente il meteo, si sa, non è per nulla dalla parte dei fotografi paesaggisti, e, dopo questi attimi poetici, ci riporta alla realtà con una bella grandinata.

In una parentesi di cielo sereno, torno verso il parcheggio e noto uno dei nostri che cerca all’impazzata le chiavi dell’auto.
Sono attimi di panico, ma tanto si sa che alla fine sbucano sempre fuori da qualche tasca.
Il vento implacabile, il calar della sera e all’orizzonte un’altra ondata di forte maltempo fanno da cornice a questa ricerca che ormai coinvolge tutto il gruppo.
L’agitazione sale, complice l’incombere delle tenebre che obbliga ad accendere le nostre torce frontali.
Quando anche la più nascosta delle tasche è stata rivoltata, l’opzione che siano rimaste dentro all’auto sotto una giacca si fa sempre più probabile...il problema più grosso è che l'auto si chiude automaticamente dopo un tot di tempo e realizziamo di essere veramente nella ….più brutta situazione.
Il panico dilaga, la nostra casa è a 45 minuti di auto, siamo decisamente in modalità “disperazione”, ma come un piccolo miracolo e miraggio arriva un gruppo di ragazzi a visitare il faro.
Non ci resta che chiedere aiuto, sfortunatamente sono già in cinque, ma con nostro stupore si offrono di dare un passaggio a uno di noi fino a casa dove è parcheggiata l’auto di riserva.
Rimaniamo in 4 abbandonati a noi stessi e le nostre sorti sono quelle di attendere oltre un’ora e mezzo, forse di più, in balia di un’altra ondata di maltempo.
Aspettiamo e ci arrangiamo come meglio possiamo, riparandoci dal vento e dalla pioggia dietro ad una casetta abbandonata. 
I fari che si allontanano man mano nell’oscurità danno un senso di abbandono e le preoccupazioni si confondono con il rumore del vento.
Per un attimo lo sconforto ci assale, ma poi ripensiamo agli scatti realizzati e tutto si ridimensiona, alla fine si tratta solamente di attendere.
Poco dopo scorgiamo dei fari in lontananza che illuminano la pioggia incessante, mano mano che si avvicina notiamo che si tratta di un grande furgone bianco.
Chi ha l’idea malsana di arrivare al faro in pieno buio? Si ferma davanti a noi e scende un signore alto e piazzato, quasi come fosse un marinaio d’altri tempi, per un attimo ci scende un brivido lungo la schiena e non per il freddo.
Si presenta con:
“sono l’amico di Alberto, salite pure”!
Ci apre il portellone laterale, dove si trovano una miriade di attrezzi da lavoro e penso:
“se conosce il nome di Alberto...o l’ha avvisato della nostra presenza o gli è successo qualcosa...”
Dopo un attimo di esitazione saliamo nel furgone, due davanti e due dietro, all’oscuro, come nei migliori film horror o di sequestro, dove non sai il luogo in cui verrai portato...ovviamente dietro ci siamo io e Matteo.

Si parte, sembra un viaggio infinito, ma ad un certo punto i freni stridono ed il furgone si ferma.
Ecco, ci siamo, è giunta l’ora della verità.
Ma è quando si apre il portellone che la situazione cambia radicalmente: gentilmente ed inaspettatamente il signore ci accoglie a casa sua, al caldo e con una buona tazza di tè.
Scrollando le spalle giustifica questa straordinaria ospitalità con un “siamo Scozzesi!”.
Rimaniamo veramente stupiti della gentilezza riservataci, per fortuna ci sono ancora persone buone a questo mondo! 
Finalmente Alberto arriva con l’auto con la quale facciamo ritorno a casa, distrutti e provati da questa piccola, ma intensa avventura giornaliera che per fortuna si è conclusa al meglio!

Ah...sì sì, giusto, vi starete chiedendo che fine ha fatto l’altra auto e soprattutto le chiavi?
Nonostante aver trascorso la serata a guardare improbabili video online di come aprire una portiera, abbiamo chiamato il carroattrezzi il giorno seguente che ha aperto leggermente la portiera con qualche magheggio e con l’ausilio di un filo di ferro ha sollevato la giacca...ed eccole la!!! 
Auto aperta e funzionante in men che non si dica.

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